giovedì 17 aprile 2008

13) Mopti: il Niger, il mercato.











Mopti, il Niger ancora lui. Posto importantissimo per potersi recare a Timboctou scegliendo il corso fluviale con un battello che rimanda a quelli del Mississipi. Ma il Niger non è il Mississipi e non è navigabile nella stagione secca (dicembre- giugno). Si potrebbe andare con le "pinasse"(le vedete nelle prime due foto) ma pare che siano carissime anche per il turista europeo. Così resta solo la nostalgia di non essere andati a Timbouctou via Niger. Ma comunque non ci siamo andati e spero che in un futuro prossimo di andarci.
Il mercato di Mopti si distende lungo la riva del fiume per poi estendersi nell'entroterra: è un altro mercato vasto e molto assortito. A differenza di quello di Djennè ci sono molte bottegucce strapiene di statue, maschere, collane, e altri oggetti compresi anche degli strumenti musicali, quasi sempre imitazioni di quelli veri e prodotti per il turista.
Delle donne lavorano ricucendo le calabasse rotte. Altre, incuranti della monnezza intorno a loro e che ricopre la riva del fiume, parlottano fra di loro.
Alla fine della nostra visita e dopo lunghe contrattazioni, ci imbattiamo in cartelloni pubblicitari contro l'aids. Nel primo si vede una famiglia musulmana con ogni componente che mostra il preservativo in mano. Nell'altro domina lo slogan astinenza, fedeltà, preservativo. Che impatto ha questa campagna non sono in grado di saperlo.

mercoledì 16 aprile 2008

12) Djennè: le case, le strade, la gente











A Djennè non c'è una casa in muratura. Il terrazzo è una componente importante della casa africana. ci si dorme , si mettono ad essiccare i pesci incuranti del meraviglioso odore che emanano, si stendono i panni ad asciugare, si ammira il panorama delle altre terrazze e dei palazzi. Noi abbiamo dormito per la prima volta su un terrazzo di un accampement sotto un cielo stellato.
Le stradine ovviamente non sono asfaltate e molto spesso sono ingombre di rifiuti.

11) Il fiume Bani e il mercato di Djennè








Il fiume Bani scorre a un paio di chilometri circa da Djennè; manca un ponte per attraversarlo e occorre un traghetto. sullo sfondo della prima foto un edificio in fango nello stesso stile della moschea.
Il mercato c'è ogni lunedì e noi abbiamo fatto in modo da esserci. Si snoda per tutte le vie del paese con una confusione incredibile di odori non troppo piacevoli- domina quello del pesce in via di essicamento- colori e urla dei venditori o delle venditrici. Attrazione per chiunque voglia godersi il bailamme, sconsigliabile nelle ore calde.
L' ultima foto ci mostra con che mezzo si torna a casa e come ci si sale sopra...

10) Djennè e la moschea






La moschea di Djennè costruita interamente in fango risulta essere la più grande del continente tra quelle dello stesso tipo. Ogni anno, dopo la stagione delle piogge, va rifinita con altro fango analogamente a tutti gli edifici costruiti con lo stesso materiale. La sua mole è imponente e domina la piazza dove ogni lunedì si svolge il mercato che attira gente da tutte le parti. All'interno non esiste uno spazio ampio ma tanti corridoi evidentemente per un problema di struttura.

lunedì 14 aprile 2008

9) Mali: Segou











Il fascino di Segou dipende dal Niger e dalle grandi ville in stile coloniale. Il lento scorrere del grande corso d'acqua segna il ritmo della vita locale. Nel fiume si pesca, ci si lava, si lavano i panni e le stoviglie; ho pensato a quei quadri ottocenteschi della scuola napoletana rappresentanti il mare di Napoli (il solito sguardo eurocentrico...). Le ville che abbiamo viste dovevano appartenere alle autorità coloniali. Colori vivaci in armonia con quelli dei giardini, parchi circondanti gli edifici.
Ovviamente sono pochissimi gli abitanti che hanno il privilegio di abitare in queste ville.
Le terracotte sono un'altra meraviglia. sono messe lungo la riva del fiume in attesa di essere immesse sul mercato e così arricchiscono il paesaggio di colori incredibili. Mi sto facendo un po' troppo trascinare. Gli odori in riva al fiume non sono i migliori: domina quello delle fogne a cielo aperto, insieme ai rifiuti onnipresenti e l'acqua, che nelle foto sembra così invitante, ma che è torbida e sicuramente inquinata.
La cola "Che".... Sul cancello c'è anche la parola Revolution.. Non l'abbiamo potuto assaggiare perchè il locale che appartiene ad un'associazione, non era ancora in funzione. Chi sa se fa l'effetto della pozione magica di asterix. Ce ne servirebbe un po' dopo gli stupendi risultati elettorali...

8) Mali: in viaggio sui bus




























































In Mali si viaggia con bus abbastanza discreti, salvo soffrire il caldo quando si fermano. Le fermate avvengono spesso come anche in Senegal. Il motivo è sconcertante: ho scoperto che esistono anche in questi due paesi i checkpoint come in Palestina. Non ci sono torrette, muri, soldati con il mitra spianato, ma l'autista è obbligato a fermarsi e a scendere per mostrare i documenti ad un gendarme quasi sempre stravaccato su una sedia e anche se lo nega, a lasciare una tangente per non essere controllato. nella quarta foto si vedono i bidoni che ostruiscono il passaggio.
Ad ogni fermata parte l'assalto dei venditori ambulanti: si vendono soprattutto bibite, frutta, manioca, barrette di sesamo, arachidi, ecc. vi inserisco il link http://www.lonelyplanet.tv/Clip.aspx?key=41A94C15EFF57857 di un video brevissimo girato da una turista che riprende la scena della vendita ai passeggeri. godetevi il coro delle voci africane.
In una "gare routier" si cerca di impedire che i passeggeri urinino sui muri. Ma la mia esperienza del viaggio di 40 ore da Dakar a Bamako in bus mi ha costretto a fare altrettanto mancando completamente toilettes per noi viaggiatori. Non so come abbiano fatto le donne; noi maschietti ci arrangiavamo... sfidando le multe.
Il mio compagno di viaggio Nino non ha un'aria molto felice. Ci siamo trovati a Bamako come da programma e abbiamo preso poi il giorno dopo un bus per Segou. Eravamo seduti nell'ultima fila, dietro, con il sole che picchiava dal vetro posteriore. Ma c'era qualcos'altro che lo faceva stare sui carboni accesi: la donna che dormiva aveva sulle ginocchia suo figlio di un anno circa senza pannolino e praticamente attaccato a Nino che si aspettava da un momento all'altro di essere innaffiato di pipì o sporcato di cacchina. Il nonno del bambino, di spalle con la camicia verde, teneva in mano un vasetto come sputacchiera che di tanto in tano riempiva con il prodotto della sua tosse catarrosa. Delizie di un viaggio però abbastanza sopportabile nonostante tutto.

lunedì 31 marzo 2008

(7) Il delta e l'isola di Sipo















Il delta del Saloun: tre fiumi in un'area immensa che si buttano nell'oceano con foreste di mangrovie sulle rive. un paesaggio accecante per colori, suoni e nello stesso tempo rilassante. il mondo cosidetto civile praticamente non esiste; ci sono gli uccelli, aironi, martin pescatori, cormorani, pellicani e nell'isola degli uccelli vicino all'oceano, anche i fenicotteri. Ho fatto una gita di sei ore in piroga con un sole che spaccava le pietre. l'uomo con suo figlio è Munirou che mi ha preso in consegna e che mi ha fatto da balia.
Ho dormito per due notti in un capanno della foto e munirou nell'altro. I due capanni appartengono a mamadou, un senegalese che sta a torino e che mi ha indirizzato a munirou. abbiamo mangiato cibo cotto sul fuoco fuori dal capanno, insomma ho passato due giorni stupendamente. il villaggio dista dai capanni una decina di minuti e lì ho visitato la scuola elementare. sull'isola che si chiama Sipo, esistono facoceri, scimmie, antilopi, oltre a tutti gli uccelli nominati. (la sequenza delle foto va vista dal basso verso l'alto)